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TEDDY500STYLE

13/10/2020

Non ci siamo mai fermati

Nonostante le difficoltà e la mancanza di certezze, il lockdown per la Teddy è stato un momento in cui porre le basi dell’azienda del futuro. Pietro Mambelli e Matteo Lessi del team Corporate Communication raccontano due progetti digital intrapresi in questi mesi che hanno coinvolto i collaboratori interni: Radio TEDDYlife e le dirette Workplace.

Siamo in un settore in continua evoluzione. La sua dinamicità ci insegna l’importanza dell’aggiornamento costante, della sperimentazione, della ricerca di nuove soluzioni per creare sempre qualcosa di nuovo. Nel fast fashion ogni cambiamento diventa una nuova opportunità, se si è mossi dal desiderio di portare la moda a tutti e di dare a ognuno la possibilità di esprimersi.Che si tratti di puntare alla leadership nel mercato o di supportare una persona a realizzare i propri progetti, la Teddy lavora per rendere ogni suo collaboratore protagonista della storia aziendale. Perché la proattività e la voglia di fare di ciascuno generano la spinta che vogliamo vedere – in azienda come nelle nostre vite.

Con la chiusura totale dei negozi e della sede centrale, l’11 marzo si è presentato fin da subito come una sfida complessa da affrontare. Abbiamo dovuto aumentare le distanze e diminuire i contatti. Abbiamo dovuto rallentare per capire come adattarci alla situazione che ci si prospettava davanti e come continuare a dare valore a ogni persona coinvolta nel nostro progetto. Ma abbiamo deciso di non fermarci.

Dal tempo dedicato a colleghi, fornitori e clienti ne è nato un dialogo ricco, forse più ricco di prima. Con strumenti nuovi e nuove voci.

Voci diverse sulla stessa lunghezza d'onda

«Inizialmente siamo stati spinti dalla necessità – e dall'emergenza – di rimanere in contatto con i nostri colleghi, costretti a casa in piena pandemia.» Così Pietro Mambelli, Communication Specialist, introduce l’intuizione della radio aziendale, Radio TEDDYlife.

Tutto è iniziato da una semplice videochiamata tra colleghi con musica, notizie e chiacchiere informali; giorno dopo giorno è diventata una narrazione condivisa e partecipata. La conduzione delle dirette è stata affidata a Emanuele Pasini del team Marketing di Terranova, per il suo talento davanti allo schermo e la creatività, assieme a Claudia Vanni, architetto della società esterna Store Lab, che ideato alcune delle rubriche più seguite come la posta del cuore e l’oroscopo. Ma poi ogni collega invitato alle trasmissioni è diventato a suo modo protagonista della radio. L’entusiasmo verso l’iniziativa è stato così trascinante da far sì che il piano editoriale si riempisse presto di contenuti e il palinsesto offrisse format diversificati, tra cui quiz, interviste interne, dediche e addirittura ospiti esterni.

«Abbiamo ascoltato voci che avessero qualcosa da insegnarci rispetto al periodo che tutti stavamo vivendo»

Queste voci si sono intrecciate a quelle dei nostri colleghi, alle nostre esperienze professionali e personali. Assieme hanno composto un diario collettivo, un manuale pratico per capire con che spirito affrontare le circostanze e tornare al lavoro. L’ex-schermitrice Margherita Granbassi, che nel 2014 ha abbandonato la pedana a causa di un infortunio, ci ha raccontato cosa ha voluto dire per lei ripartire in quel momento della sua vita. E il suo messaggio ha toccato le corde profonde di un’azienda come la nostra in cui «la momentanea chiusura dei negozi sembrava proprio un infortunio da cui ripartire». Il giornalista sportivo Paolo Condò si è trovato, per la prima volta in quarant’anni di carriera, in un limbo tra stadi chiusi e campionato fermo. Durante la sua intervista, ci ha offerto vari spunti di riflessione su come si possa indirizzare la creatività verso obiettivi solo in apparenza diversi dai soliti. Una curatrice della galleria degli Uffizi di Firenze ci ha illustrato alcune opere d’arte, e queste sono diventate il tramite per riflettere sull’importanza della bellezza, soprattutto se in circostanze avverse: rallentare dà anche la possibilità di vedere la realtà che ci circonda con occhi nuovi, riscoprendone, appunto, la bellezza.

Durante il lockdown Radio TEDDYlife è stata un punto di riferimento informale e diretto che ha visto una partecipazione senza precedenti di tutti i colleghi. E con il graduale rientro in ufficio è cambiato ben poco. Gli ascolti non sono diminuiti: si sono solamente spostati verso una fruizione in differita, facendo emergere un generale desiderio di tenersi in contatto. Per questo abbiamo deciso che dopo una breve pausa estiva il progetto di Radio TEDDYlife andrà avanti per diventare una piazza in cui tutte le voci della Teddy possano unirsi e raccontare esperienze, fare domande, aprire discussioni, presentare progetti. «Ci piacerebbe diventasse il primo canale di comunicazione e condivisione aziendale, per aumentare il coinvolgimento alla mission aziendale da parte di ognuno», anticipa Pietro.

 

 

Faccia a faccia con il cambiamento

Nelle prime due settimane di lockdown abbiamo continuato a sentirci con i metodi di sempre. Mail e allegati restavano all’ordine del giorno, le dirette Workplace erano destinate solo alle comunicazioni con gli staff dei negozi. «Senza la componente umana, però, le comunicazioni diventavano sempre più distaccate e inefficaci», dice Matteo Lessi, direttore Corporate Communication.

«Dovevamo metterci la faccia e ritrovarci, assieme, davanti allo schermo»

Il video del nostro amministratore delegato che annunciava la chiusura dei negozi, cosa mai accaduta nella storia della Teddy, ha dato inizio a un tipo di comunicazione ancora non sperimentata in queste forme. Abbiamo deciso di estendere le dirette Workplace a tutte le comunicazioni aziendali più importanti, raggiungendo anche più di cento persone contemporaneamente. Questa scelta dettata dalle circostanze eccezionali del Covid-19 di fatto ha soltanto accelerato la trasformazione digitale che l’azienda stava già portando avanti, e i benefici sono stati immediati e condivisi da tutte le parti.

Le comunicazioni in tempo reale ci hanno permesso di trattare con chiarezza ed efficacia temi delicati e complessi, come l’aggiornamento sullo stato di salute dell’azienda, la spiegazione delle misure intraprese e la preparazione di tutti alla riapertura degli uffici e dei punti vendita. Abbiamo anche potuto tenere in considerazione i KPI di lettura, capendo così quante persone stessero guardando una certa comunicazione e come potesse essere più agevole recuperarla per quelli che non fossero in linea. Perché molto spesso, in azienda, la differenza la fa il possedere le giuste informazioni. In questi termini, le dirette Workplace hanno facilitato la produttività di tutti.

Non solo. Il metterci la faccia e vedere in diretta le reazioni dei colleghi ha reso il tono di voce caldo ed empatico. Altro che tecnologia fredda! «La differenza la fa chi comunica e non lo strumento», spiega Matteo che in questi mesi ha sempre dato un consiglio a chiunque utilizzasse Workplace: «pensa a qualche faccia, ai colleghi che sono dall’altra parte. Questo aiuta a essere caldi, a parlare veramente con qualcuno. E pensa a comunicare quello che vivi, così sarai più facilitato nel tono». Forse anche per questo approccio, la trasformazione digitale non ha lasciato indietro nessuno. Anzi, ha coinvolto più persone di prima.

 

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