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OPERE

07/06/2017

Che senso ha il mio lavoro? Un giorno dentro al Sogno

Un viaggio intenso e sorprendente quello di alcuni colleghi del settore logistica. Una giornata alla scoperta di alcune realtà sociali sostenute da Teddy e dalla Fondazione Gigi Tadei .

 “Abbiamo guardato con occhi nuovi cose che neanche potevamo immaginare”. E’ una delle frasi che si sentono dentro al bus alla fine di una giornata di aprile. A pronunciarla è uno dei colleghi del settore logistica Teddy al termine del giro fatto insieme ad altri per conoscere meglio alcune delle realtà sociali, incontrate da Vittorio Tadei e che ora sono sostenute da Teddy e dalla Fondazione Gigi Tadei. L’idea del direttore della logistica Marco Valente: “Avevo il desiderio di toccare con mano quel pezzo di Sogno della Teddy sull’aiutare gli ultimi e ho deciso di condividerlo con alcuni tra coloro che lavorano con me”.

  “Abbiamo guardato con occhi nuovi cose che neanche potevamo immaginare”

E’ stato un esperimento che ha lasciato a tutti una nuova consapevolezza. “Creare occupazione e impiegare ogni anno una parte degli utili netti per aiutare i più deboli attraverso opere sociali sia in Italia che all’estero”, è una parte del Sogno che forse dopo gli incontri fatti hanno un valore ancora più pieno. Toccare con mano queste realtà che creano ogni giorno un mondo migliore ai colleghi di Teddy e di alcune società del Gruppo ha fatto nascere domande e considerazioni, più coscienza di dove finisce un pezzo del loro lavoro e più legame tra le attività di ogni giorno e il bisogno del prossimo.

La prima tappa: la Fondazione Karis e l’educazione dei giovani

Siamo partiti da una delle scuole della Fondazione Karis che oggi conta 11 sedi tra Rimini e Riccione, oltre 1400 studenti, 200 collaboratori e circa 1200 diplomati.

La sede è un ex colonia ristrutturata, grazie al sostegno della Teddy e della famiglia Gemmani. Ad accoglierci e raccontarci questa realtà, nata nel 1973 dalla passione educativa di un gruppo di genitori, è stato l’insegnante Paolo Valentini. ”Sono molto contento della visita di oggi – ha sottolineato il prof - perché abbiamo potuto mostrare che cosa facciamo. La nostra mission, così come quella della Teddy, è far crescere uomini, proprio come sognava Vittorio. Uomini intelligenti, capaci di leggere i cambiamenti, per questo ci occupiamo dei ragazzi dai 3 fino ai 18 anni in un percorso volto a far crescere la consapevolezza di poter  cambiare il mondo”.

La seconda tappa: la Fondazione Gigi, custode del Sogno della Teddy

Emma Tadei, che ci ha accompagnato durante la giornata insieme, ci ha raccontato che Vittorio considerava la Fondazione dedicata a Gigi come un quinto figlio: “tutto nasce per sostenere le opere, chi ha più bisogno”.

La Fondazione è in via Molise, dove tutto è iniziato: l’azienda, lì c’è stato il primo laboratorio di produzione di Vittorio, la famiglia, lì abitava Vittorio con i suoi figli,  e la Fondazione stessa.

La sede, inaugurata l’anno scorso in occasione del decimo anniversario della scomparsa di Gigi, è il soggetto che custodisce quel pezzo di Sogno della Teddy volto ad aiutare chi ha più bisogno, sostenendo realtà sociali in Italia e all’estero e allo stesso tempo offrendo a ragazzi e studenti un luogo bello e accogliente dove studiare e divertirsi.

La terza tappa: gli Amici di Gigi, un’opera “imprenditoriale”

Belforte, l'impresa degli Amici di Gigi

I profumi di Belforte, invece, sono l’idea imprenditoriale di quattro ragazzi che hanno fondato la cooperativa sociale Amici di Gigi, realtà di accoglienza che aiuta minori e adulti in quel di San Mauro Pascoli. Siamo andati nel capannone dove una “catena” di giovani con disabilità fisiche e sociali confeziona diffusori di fragranze per ambiente. “Profumi che finiscono anche nei negozi dei marchi di Teddy - ci ha sottolineato Lorenzo, educatore che aiuta i giovani nel lavoro – i ragazzi  sanno che alcuni prodotti vengono distribuiti nei negozi Terranova, quindi potervi incontrare, salutare ed abbracciare li ha resi davvero felici”.

"I ragazzi  sanno che alcuni prodotti vengono distribuiti nei negozi Terranova, quindi potervi incontrare, salutare ed abbracciare li ha resi davvero felici”

La cooperativa sociale “Amici di Gigi” opera attraverso il centro residenziale ”Il Maggese”, dove insieme all’educatrice Giulia abbiamo visitato la struttura, un edificio immerso nelle campagna di San Mauro che ospita più di 30 minori provenienti da famiglie con problematiche sociali. “Avervi incontrato per noi ha un valore aggiunto: conoscere e dare un volto a chi ci aiuta a lavorare è uno stimolo ad appassionarsi e coinvolgersi sempre di più”, ci ha detto Giulia, salutandoci.

L’ultima tappa: la casa famiglia di Pino e sua moglie dove a chi bussa non si chiede “chi sei?” ma “vieni avanti”

In visita alla casa di Pino e sua moglie

Dare una famiglia a chi non ha nulla, gli ultimi fra gli ultimi: è l’unica cosa che conta per Pino e sua moglie, che hanno voluto e creato la loro casa d’accoglienza a San Facondino. Un focolare domestico in campagna, lontano dalla frenesia della città, un posto dove poter trovare un equilibrio e ricominciare. Tutto nasce 42 anni fa quando Pino, all’epoca infermiere, incontrò i ragazzi di don Oreste Benzi e l’Associazione Papa Giovanni XXIII. Prostitute, ex carcerati, disabili, in tanti si sono ritrovati accolti dalla famiglia di San Facondino. Casa nata Grazie al sostegno di Vittorio Tadei e della Teddy.

 “La parola condivisione è l’unica cosa che per noi è sempre contata per questo quando qualcuno bussa qui non chiediamo chi è, ma diciamo «vieni avanti»”

“Quando avete bisogno chiedete, diceva sempre il fondatore della Teddy a Don Oreste, e così è stato” – sottolinea Pino – “ci sono legami di appartenenza che possono essere ancora più forti della morte”.

Proprio in quel luogo, spiega Pino ai presenti, è trascorsa la sua vita, quella della sua famiglia, di tutti quelli che hanno bussato alla loro porta. “La parola condivisione è l’unica cosa che per noi è sempre contata per questo quando qualcuno bussa qui non chiediamo chi è, ma diciamo «vieni avanti»”, ci raccontano Pino e sua moglie intorno al tavolo della cucina, come in una famiglia. Li abbiamo ascoltati in silenzio, increduli: rimanere indifferenti di fronte a due persone che hanno dedicato la vita assistendo chi ha bisogno è impossibile.

Sul bus, durante il viaggio di ritorno gli sguardi osservano il paesaggio romagnolo, pensierosi: incontrare personalmente queste realtà è un’esperienza a tratti disarmante. Questo giro dentro un pezzo del Sogno ha fatto nascere a molti una domanda: “Che senso ha il mio lavoro?”.

Una domanda che ci spinge a cercare una risposta facendo il nostro mestiere ogni giorno: il Sogno della Teddy continua, sempre più grande.

 

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