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BUSINESS

28/06/2016

Centri commerciali: passato, presente e futuro

L’apertura di Arese, i progetti in corso di Westfield – Segrate, il successo della prima edizione di Mapic Italy che ha visto il supporto del Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali ed infine la conferenza europea dei centri commerciali che si è tenuta quest’anno proprio in Italia. Il 2016 per i centri commerciali è un anno di protagonismo, un anno in cui anche gli investimenti sembrano ripartire.

 

Uno dei centri commerciali più grandi d’Europa

 Noi della Teddy i centri commerciali li conosciamo bene: con i nostri negozi, con le nostre persone che ci lavorano dentro ogni giorno incontrando migliaia di clienti. Perchè amati e odiati hanno cambiato il modo di fare shopping e (bene o male) magari per qualche famiglia il modo anche di trascorrere il weekend. Luoghi dove i clienti cercano, valutano e acquistano. Ma da dove arrivano? Perchè sono nati? E quale sarà il loro futuro?

Le origini: il fenomeno della vetrinizzazione, i grandi magazzini e i supermercati

Tutto inizia nell’XVIII secolo e ripercorriamo questa storia grazie all’articolo di Francesco Occhetta pubblicato nel 2008 su La Civiltà Cattolica: “Sorgono i primi esercizi commerciali come alternativa alla bottega artigiana. Nasce così il fenomeno della ‘vetrinizzazione’, che pone la merce al centro degli interessi, al punto che lo sguardo e il desiderio del compratore sostituiscono la parola di fiducia, che caratterizzava il rapporto con il venditore”. Fiducia che adesso si cerca nella comunicazione, nella riconoscibilità della marca e nello storytelling.

La bellezza della Galeries Lafayette di Parigi in Francia. Oggi come ieri sempre piena di luci e colori.

Siamo a Detroit, anni 50’. Quasi 2 milioni di persone. E’ qui che può essere dichiarata la nascita del centro commerciale moderno. Il padre? Victor Gruen, uno dei più grandi architetti dell’epoca, ebreo immigrato a New York. Racconta un articolo del New Yorker del 2004: “Nei primi anni Cinquanta, ideò un centro commerciale aperto chiamato Northland, fuori Detroit, per J.L. Hudson. Copriva una superficie di circa settanta ettari, e un parcheggio con quasi diecimila posti auto. Questo avveniva quando erano trascorsi poco più di dieci anni dallo sbarco dalla nave, e guardando le ruspe che iniziavano a smuovere il terreno Gruen si voltò verso il suo socio e disse: “Mio dio, se ne abbiamo di faccia tosta”.

E’ il 1954, un’area commerciale da 100.000 mq e date le proporzioni del centro nel punto più alto e visibile viene posto una grande pallone con all’interno una bussola indicante una “N” per sostituire il nord geografico con la “N” di Nortland Center, il nuovo punto di orientamento della vita dei clienti. Nel 1956 sempre con Victor Gruen architettato viene inaugurato il primo shopping center interamente coperto, su due piani: il Southland Center.

Quest’ultimo appartiene a un progetto che edificava quattro grandi centri nei dintorni di Detroit, ciascuno chiamato come un punto cardinale: il Nortland Center Eastland Center and Westland Center.

Il ritorno in Europa, secondo il modello francese

In Europa si impone il modello dei centri commerciali francesi, con un ipermercato e una serie di negozi satelliti. In Italia il primo

 può essere considerato a Bologna nel 1971 e a Cinisello Balsamo tre anni dopo. Per tutti gli anni ‘80 in Italia è il modello francese a predominare. Nasce la sfida tra i vari centri, il modello di shopping center concentrato sulla calamita dell’ipermercato non soddisfa tutti quanti ed è così che nascono altri modelli, se vogliamo più completi e con diverse formule distributive ispirati al modello americano.

L’Italia oggi

A margine del Mapic Italy, Massimo Moretti, presidente del Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali ha dichiarato che: “I centri commerciali rappresentano il 3,2% del Pil pari a 51 miliardi di euro con 324mila dipendenti diretti, più l’indotto”. In effetti in Italia dagli inizi si è arrivati a numeri importanti (anche se si guarda all’Europa secondo un recente studi di Cushman& siamo il fanalino di coda”. Sempre Moretti al Mapic Italy ha dato queste cifre: 969 centri commerciali e factory Outlet visitati ogni giorno da 4/6 milioni di Italiani, per quasi 16 milioni di metri quadri complessivi, 35.000 punti vendita e un volume d’affari dei retailer attorno a 51 miliardi di Euro.

 

 

Un recente articolo pubblicato dal Time dichiara che un terzo dei mall americani potrebbe chiudere nei prossimi anni.

Quello che è certo è che da tempo i centri commerciali stanno cercando di proporsi in maniera nuova, considerando che l’interesse da parte dei retailer c’è: secondo l’International Council of Shopping Centers, alla fine del 2014 il segmento dei centri commerciali vantava un tasso di occupazione pari al 94,2%, il più alto dal 1987.

Centri commerciali che guardano quindi sempre di più a diventare luoghi di esperienze, con un alto tasso di entertainment, con servizi omnicanali e attenzione ai clienti, differenziandosi il più possibile.

 

 

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