belong to everyone
L’inaspettata fame di comunità
Dai book club ai running club: il bisogno profondo di ritrovare uno spazio a misura d'uomo e di sentirsi parte di qualcosa

"L'uomo è per natura un animale sociale". Aristotele lo ha scritto più di duemilacinquecento anni fa, ed è una di quelle intuizioni che non hanno mai smesso di essere vere. Il punto, semmai, è capire attraverso quali forme e con quali dimensioni questa natura sociale trovi il modo di esprimersi nel presente. Perché se c'è una lezione che gli ultimi anni ci hanno insegnato, è che la semplice possibilità di essere connessi a milioni di persone non basta a soddisfare quel bisogno primario di comunità di cui parlava la filosofia greca, anzi a volte ci si sente più soli che mai.
Negli ultimi due decenni abbiamo assistito a una spinta costante verso la massima connessione possibile. Le architetture digitali ci hanno abituato a considerare la comunità come un valore numerico: quanti utenti, quanti follower, quanto engagement. Eppure, proprio quando la portata potenziale delle nostre relazioni ha toccato il suo massimo storico, si è consumata una frattura silenziosa. Un numero sempre più ampio di persone ha iniziato a fare il percorso inverso, abbandonando i grandi contenitori impersonali per rifugiarsi in dimensioni drasticamente più ridotte, in gruppi dove ci si incontra di persona e si condivide gli stessi interessi.
E il fenomeno investe diversi ambiti. Nel 2024, ad esempio, la partecipazione ai running club è cresciuta del 59% a livello globale, secondo lo Year in Sport Trend Report di Strava, che registra un altro dato fondamentale: il 58% di chi corre in gruppo dichiara di aver stretto nuove amicizie proprio grazie a questi club. Nello stesso periodo, in Italia, i gruppi di lettura hanno vissuto una crescita altrettanto impressionante. Secondo la ricerca S.T.O.R.I.E. - la prima indagine nazionale sui book club italiani, promossa dall'Associazione degli Editori Indipendenti e presentata al Salone del Libro di Torino nel 2025 - quasi un terzo di tutti i gruppi di lettura mappati nel nostro Paese è nato tra il 2024 e il 2025.

Se ci si spinge oltre la superficie, si scopre che ciascuna di queste attività risponde a una fame specifica. Nel caso dei book club, la nascita di un gruppo risponde alla necessità di abbattere l'isolamento della lettura per trasformarla in uno spazio di comprensione e dialogo. Chi legge sente il bisogno di confrontarsi, di paragonare le proprie emozioni a quelle altrui, di scoprire sfumature della storia o dei personaggi che da solo non avrebbe mai colto. Il libro diventa il pretesto per specchiarsi nell'altro e misurare il proprio punto di vista con la sensibilità di chi ha attraversato le stesse pagine.
Nei moderni running club la vera leva è il bisogno di trasformare lo sforzo solitario in un'esperienza collettiva. Per sua natura disciplina introspettiva, la corsa trova nel gruppo un nuovo significato: macinare chilometri allo stesso ritmo trasforma la sfida con se stessi in un rito condiviso.Si corre insieme non per competere, ma per sostenersi, trasformando una prova di resistenza fisica in una forma pura di complicità ed empatia.

Ma perché c'è bisogno di sentirsi parte di qualcosa?
Forse perché l'appartenenza è ciò che dà forma alla nostra identità quando il mondo attorno diventa troppo dispersivo. Senza un gruppo, un rito o un codice condiviso, la libertà rischia di somigliare molto alla solitudine. Sentirsi parte di una comunità non serve solo a riempire il tempo libero, ma a validare la propria presenza. Sapere che c’è un luogo, anche piccolo, in cui la tua assenza verrebbe notata. Per molto tempo abbiamo associato questa risposta all'adesione a piazze digitali sterminate. Oggi capiamo che l'appartenenza autentica non funziona per accumulo, ma per prossimità. Ha bisogno del limite, della presenza fisica, di un numero di partecipanti sufficientemente contenuto da permettere a ciascuno di conoscere il nome dell'altro.
Dunque l'istinto sociale formulato da Aristotele non si è affatto indebolito nel mondo contemporaneo. Semplicemente, ha smesso di cercare la quantità per tornare a pretendere la qualità del legame. E ci ricorda che per sentirsi davvero parte di qualcosa non serve un pubblico sconfinato, basta una dimensione piccola, reale e condivisa in cui tornare a riconoscerci.