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Ricominciare da zero
La storia di Giovanni parla di ripartenze e di seconde occasioni

Abbracci, applausi, alcuni regali e un simpatico gilet catarifrangente con la scritta “Umarell”. Giovanni Lasi, dopo aver salutato l'ufficio Trasporti Import dove ha trascorso gli ultimi anni della sua carriera, è andato in pensione con la fine di settembre. E visto l’ambito traguardo, è arrivato il momento di tirare un bilancio di quella che è stata la sua storia lavorativa. Una storia, tra l’altro, non del tutto lineare.
«La Teddy mi ha salvato, proprio in un momento in cui nessuno voleva scommettere su di me». Era la fine del 2011 quando Giovanni perde il posto di lavoro. Per un anno e mezzo aveva cercato di rimettersi in gioco, ma a 50 anni le risposte che arrivavano erano spesso le stesse: troppo qualificato, troppo esperto, fuori fascia. «Avevo un estremo bisogno di lavorare e nessuno voleva darmi una possibilità». Ingegnere, al tempo, aveva costruito la sua carriera attorno alla progettazione e produzione di macchinari per l’industria e poi successivamente nella cantieristica da diporto. Poi la crisi del 2008-2009 aveva travolto anche quel mondo. «Quando perdi il lavoro a 50 anni ti ritrovi in una specie di limbo. Non hai più l'età per essere considerato giovane, ma non hai nemmeno la possibilità di ricominciare facilmente da solo».


La possibilità arriva nel 2013 grazie all’incontro con Teddy. L’azienda aveva bisogno di una persona che andasse a Carpi, in un maglificio partecipato dal gruppo, per rappresentare la proprietà e occuparsi della gestione. Giovanni accetta. «Ero disposto ad andare ovunque pur di lavorare. Anche in Kazakistan». A Carpi resta cinque anni. Un periodo importante che lo porta a conoscere il mondo della moda. Ma quando il maglificio chiude, si trova di nuovo a dover cercare un impiego. Così a 56 anni torna a candidarsi attraverso il portale interno di Teddy per la ricerca di personale “Lavora con noi” e trova un posto nei trasporti e nella logistica, prima a Rimini e poi a Gatteo.
«Ho ricominciato da zero», racconta. «Era un lavoro completamente nuovo per me. Non avevo mai fatto logistica, non avevo mai seguito importazioni dall'estero, documenti doganali, dazi, spedizioni». Eppure proprio quella seconda partenza finisce per diventare una delle esperienze più importanti del suo percorso. L'ingegnere che aveva passato una vita a progettare comincia a guardare anche alla logistica con gli occhi di chi è abituato a individuare problemi e costruire soluzioni. Nasce così un progetto per introdurre un nuovo sistema di gestione delle spedizioni aeree. «A me piace creare. Mi piace fare un'ipotesi, verificarla e vedere se funziona sul campo. E mi piace farlo insieme agli altri, perché da soli non si fa niente».
È una frase che racconta anche il modo in cui Giovanni ha vissuto questi ultimi anni in Teddy. Nonostante l'età, o forse proprio grazie all'esperienza accumulata, ha trovato un nuovo spazio professionale. E anche un rapporto particolare con i colleghi più giovani, ai quali ha cercato di trasferire quello che aveva imparato. Una di loro gli ha scritto un messaggio che Giovanni ricorda con emozione. Lo ha definito un mentore e gli ha raccontato di conservare ancora oggi i suoi consigli, arrivando a chiedersi, davanti a una situazione difficile, «cosa avrebbe detto Giovanni?».
«Ho sempre voluto, prima di tutto, comportarmi in modo rispettoso. Nel rispetto si costruisce». Perché per Giovanni il lavoro è fatto di relazioni. Di fiducia. Di persone che scelgono di darti una possibilità e di altre alle quali, a tua volta, provi a restituirla. Forse è anche per questo che, quando gli viene chiesto cosa cambierebbe di Teddy, non cerca una risposta perfetta. «Cosa vuoi che cambi? Teddy è un'azienda particolare, come tutte. Ha le sue cose belle e le sue contraddizioni. Ma ha una solidità incredibile».E soprattutto ha qualcosa che lui non aveva trovato altrove: «Mi ha dato la possibilità, a 56 anni, di ripartire da zero. Certo, qualche volta mi sono arrabbiato anch'io. Fa parte della vita di un'azienda. Ma se vado al sodo, quello che mi ha fatto andare avanti è la riconoscenza per aver incontrato tutte le persone di Teddy che mi hanno saputo accogliere in un momento così delicato della mia vita».