belong to people
Misurare il mondo, un cartamodello alla volta
Da una prima trasferta in India a responsabile della modelleria. La storia di Dino di Gennaro racconta una crescita interna che parte dalla passione e dalla voglia continua di imparare qualcosa di nuovo

La prima domanda che gli fecero, appena arrivato in Teddy nel 2012, non riguardava il lavoro. «Ce l'hai il passaporto?» gli chiese il responsabile. «Sì, ce l'avrei» «Puoi anticiparci i dati per fare il visto?» E così, prima ancora di aver concordato i termini del contratto, Dino di Gennaro si ritrovava con un volo prenotato per l'India. Quattordici anni dopo, è responsabile della modelleria di Teddy.
Dino porta con sé trentacinque anni di mestiere, la barba bianca, come lui stesso dice, sorridendo, e una biografia che assomiglia a un itinerario: dodicesima casa, quattordicesima città, un continente dopo l'altro. India, Cina, Bangladesh, Vietnam, Cambogia. In ognuno di questi posti ha trascorso mesi a fare formazione, a costruire staff di modellisti tecnici e a trasformare un processo aziendale che all'epoca si basava quasi interamente sulle schede misure. «Quando sono arrivato, l'azienda era più impostata sul piano commerciale. Poi è arrivata la decisione di puntare su cartamodelli veri e propri. Ero arrivato nel momento giusto».


Il lavoro del modellista, spiega, potrebbe sembrare ripetitivo, «ogni stagione, ciclicamente, si fanno le stesse cose». Ma è solo una questione di prospettiva. Perché sotto la superficie di ogni centimetro di tessuto, c'è uno studio che parte dall'anatomia umana e arriva alla psicologia del progetto. «Prima di tutto devi capire cosa vuole il designer. Ci vuole empatia. La tecnica viene dopo, è quella più semplice, per certi versi. Noi progettiamo materialmente ogni singola parte degli indumenti. Le maniche, il cappuccio, il davanti, il dietro. Con l’obiettivo di vestire tutti i corpi».
E in un’azienda internazionale come Teddy non si può non conoscere le caratteristiche fisiche dei diversi mercati. Come quella volta che l'azienda decise di risolvere un dubbio che covava da anni: le clienti russe sono davvero così alte come ci immaginiamo? Servivano maniche più lunghe, pantaloni adattati? L'unico modo per saperlo era andare a guardare. Così Dino partì con una decina di colleghi, laptop e metri a tracolla, e per una settimana misurarono quasi duemila persone in due negozi russi, uno vicino alla Piazza Rossa, uno in periferia. Conclusione: nessun esercito di valchirie. Le proporzioni erano sostanzialmente in linea con le misure già in uso. «Ci siamo tolti un grande dubbio morale che ci ha aiutato nel lavoro. Quando non si è sicuri di una situazione, meglio andare a vedere con i propri occhi».


Da gennaio 2026 Dino è diventato responsabile della modelleria. «La parte operativa rimane la stessa. Ora mi occupo anche del personale, decidendo turni, ferie, permessi e degli eventuali avanzamenti di carriera». E non nega che in Teddy ha trovato il suo posto. «Quattordici anni in un'unica azienda sono tanti. Prima di Teddy, non avevo mai superato i cinque. Da quando sono qui, non ho più cambiato e non sento nemmeno il bisogno di farlo. Qualcosa vorrà dire». La differenza con le altre esperienze che ha avuto sono stati gli stimoli. «Ho avuto la possibilità di mettermi in discussione, anche su terreni lontani dal mio mestiere. Ho partecipato a progetti trasversali, ho fatto il formatore dentro e fuori dall'azienda e ho contribuito a costruire sessioni di aggiornamento per un team di professionisti con decenni di esperienza alle spalle. I più bravi sono i colleghi più anziani. Sono ancora affamati e non si tirano indietro davanti a ore di formazione».
E per giovani che vogliono intraprendere questa strada, Dino parte da un’immagine. «Se tu hai un contenitore di acqua e lo buchi in un punto solo, con precisione, quell'acqua che cade può spaccare la roccia. Invece, se fai mille piccoli fori perché non sai che direzione prendere, ottieni al massimo una pioggerellina che non va a trasformare niente. Per fare questo mestiere servono idee molto chiare. Bisogna avere la capacità di sognare perché i sogni sono l'anticipo della realtà».