belong to people
Formare persone prima che professionisti
Coordinatore dei negozi diretti Teddy in Piemonte, Simone Barbaritano racconta un percorso costruito su fiducia, comunità e la convinzione che il lavoro possa essere anche un luogo di realizzazione personale

Simone Barbaritano è oggi responsabile dei negozi diretti Terranova e Calliope per l'area del Piemonte. Ma quando è entrato in azienda, nel 2017, era un addetto vendita in un negozio appena aperto, uno degli unici due punti vendita che allora Teddy aveva in zona. Studente di economia, pensava di aver trovato un lavoro comodo per pagarsi gli studi. Gli è bastato poco tempo per capire di essersi sbagliato.
«Avevo capito - racconta - che l'ufficio, la carriera in banca, quella che spesso si sogna dopo la laurea in economia, non facevano per me». In negozio, invece, ha trovato qualcosa di diverso: «Quei primi anni mi hanno fatto capire che era un ambiente sano, in cui valeva la pena investire un tempo importante della mia vita».
Quando è arrivata la prima promozione, la paura delle nuove responsabilità non si è fatta attendere. «Sì, ma sapevo di non essere solo» spiega Simone. A dargli sicurezza è stata la fiducia dell'azienda, che vedeva concrete possibilità di crescita: «Questa fiducia mi ha permesso di costruirmi un posto mio, passo dopo passo. Quando stai bene dove lavori, difficilmente hai voglia di lasciarlo».


C'è un episodio, in particolare, che lo ha convinto a restare: gli anni del Covid, vissuti da store manager. «I negozi erano chiusi, la comunicazione scarseggiava, semplicemente perché nessuno sapeva cosa sarebbe successo». Alla riapertura, mentre sentiva di aziende che tagliavano il personale per risparmiare, l'esperienza in Teddy è stata opposta: «Noi invece siamo ripartiti, con una fiducia che in quel momento era difficile trovare altrove: nessuno ci ha mai chiesto di recuperare le perdite del lockdown, l'attenzione era tutta sul nostro benessere e sulla voglia di rimetterci in gioco». Una fiducia arrivata anche prima del tempo: «Mi hanno dato fiducia prima ancora che avessi l'esperienza per meritarla: a 25 anni ero store manager, a 28 coordinatore, ora seguo ogni aspetto dei negozi, dalla sicurezza alle nuove assunzioni. Non capita spesso, e per questo sono profondamente grato».
Oggi tocca a lui, quel compito di scegliere le persone giuste. «Hai quindici, venti minuti per capire chi hai davanti, ed è un esercizio che si fa sempre più difficile» racconta Simone, spiegando cosa cerca davvero in un candidato. Non le competenze, che «si costruiscono insieme, giorno per giorno», ma altro: «Cerco una persona disponibile, positiva, solare, che abbia voglia di mettersi in gioco. Il resto, le capacità tecniche, il metodo, arriva dopo, e lo costruiamo insieme».
Con le nuove generazioni, spesso raccontate come propense a tenere il lavoro ben separato dalla vita privata, il confronto è quotidiano. «È il tema su cui lavoro di più con i miei ragazzi», ammette Simone. «Io stesso ho passato periodi in cui portavo il lavoro ovunque, e non è la soluzione. Bisogna avere la consapevolezza di essere, alle volte, un po' eccessivi, e saper distinguere la passione dall'ossessione». Ma dietro quella distanza, secondo lui, si nasconde spesso un equivoco più profondo: «Tanti ragazzi non hanno mai avuto la possibilità di scoprire che il mondo del lavoro può essere una cosa bella, che può costruire famiglia, relazioni, appartenenza. Sta un po' a noi il compito di farglielo vedere». Ed è convinto che, una volta trasmessa questa consapevolezza, il resto segua quasi naturalmente: «Se dobbiamo riuscire a trasmettere la bellezza del lavoro, il resto, la fiducia, la voglia di restare, di mettersi in gioco, viene quasi da sé». Perché, aggiunge, «non siamo mai davvero divisi in compartimenti: la persona che sono al lavoro è la stessa che sono fuori, con gli stessi valori e la stessa energia. È da lì che parto ogni giorno».

Il purpose di Teddy recita "vestire il mondo di bellezza e accoglienza per favorire la realizzazione personale". Un principio che Simone sente profondamente suo, e che cerca di trasmettere ogni giorno ai suoi ragazzi, «trovare il positivo, anche quando le cose si complicano». Per lui, la parte più bella del lavoro resta una: «Vedere una persona felice, realizzata: è un obiettivo infinito, non finisce mai. Ma è proprio per questo che vale la pena continuare a costruirlo, giorno dopo giorno».
E se il progetto che l'azienda ha costruito per lui, negli anni, è ormai chiaro, oggi Simone ne ha uno suo per Teddy: «Voglio creare sempre più persone consapevoli di quello che fanno. Portare in Teddy persone responsabili, capaci, con passione e voglia di costruire qualcosa». Non punta a formare un successore, ma qualcosa di più ampio: «Non voglio formare "il nuovo manager", ma qualcuno che domani potrà prendere il mio ruolo, o diventare a sua volta un punto di riferimento per altri. Costruire per far crescere le persone: è questo il progetto, ed è anche la mia vera realizzazione personale».