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Dall’altra parte del tavolo, la storia di Mohamed

In Portofranco ha trovato un aiuto che gli ha cambiato la vita. Ora è lui ad aiutare gli altri

Portofranco,Terranova,Scuola

«Se hai delle persone che ti guardano e ti danno attenzione, a volte basta e avanza». Mohamed Soliman oggi ha 36 anni e lavora a Portofranco, il centro di aiuto allo studio, con più di 50 centri in Italia, nato per accompagnare ragazze e ragazzi delle scuole superiori nelle difficoltà scolastiche e nel loro percorso di crescita. Ma prima di stare dall’altra parte del tavolo, Mohamed è stato uno di quei ragazzi che a Portofranco arrivavano per essere aiutati.

La sua storia con la scuola, infatti, comincia in salita. Al primo anno delle superiori cambia sei istituti in tre mesi. Una volta arrivato in quinta, viene bocciato due volte e pensa di voler mollare tutto. «Frequentare le lezioni - racconta - non era una priorità, i risultati erano scarsi e mi importava poco di quello che facevo. Ero arrivato a un punto in cui mi sentivo quasi un nulla». Poi l’incontro con Portofranco. «La mia vita è cambiata e ho iniziato a dare valore alla scuola. Prima potevo prendere un due o un tre senza farmi troppi problemi. Poi ho iniziato addirittura a mettere in discussione i voti che mi davano perché magari mi sembravano bassi e io avevo studiato molto di più». La maturità arriva. Poi la specializzazione da odontotecnico e, qualche anno più tardi, una laurea in Scienze dell’educazione. Nel frattempo Mohamed non si allontana da Portofranco. Al contrario, comincia a restituire quello che aveva ricevuto lavorando nella sede di Milano. È diventato, in qualche modo, parte di quel luogo che anni prima aveva contribuito a rimetterlo in cammino.

Per questo, quando parla di Portofranco, Mohamed non lo descrive semplicemente come un posto dove si va a fare i compiti. Lo studio è il punto di partenza, ma attorno ci sono relazioni, conversazioni, tempo passato insieme. Ci sono le aule, gli spazi da condividere, ma soprattutto ci sono adulti disponibili a incontrare i ragazzi per quello che sono. «Non serve essere necessariamente un professore. A volte il ragazzo ha bisogno di capire un esercizio, altre volte ha bisogno semplicemente di parlare». Può succedere che uno studente arrivi arrabbiato, preoccupato, demotivato. E allora quell’ora può prendere una direzione diversa da quella prevista. «Se un ragazzo sta vivendo un momento difficile, magari la cosa più importante è fermarsi e ascoltarlo. Anche una conversazione può diventare parte dell’aiuto». È una prospettiva che porta Mohamed a non guardare agli adolescenti attraverso categorie troppo semplici. Quando gli si chiede quale sia il problema dei ragazzi che arrivano a Portofranco, la risposta non punta il dito su di loro. «Non esiste una sola causa. Quello che succede a un ragazzo nasce dall’insieme delle persone e degli ambienti che ha intorno. Famiglia, scuola, amici, istituzioni. La crescita passa attraverso una rete di relazioni. E a volte basta che, dentro quella rete, ci sia qualcuno disposto a prestare attenzione». E questa attenzione, per Portofranco, non arriva soltanto dalle persone che ogni giorno attraversano le sue aule. Per continuare a esistere e accogliere nuovi ragazzi, infatti, servono anche altre persone e altre realtà disposte a riconoscere il valore di quel lavoro.

È in questo spazio che nasce il rapporto con Teddy. Terranova, ad esempio, da diversi anni collabora con Portofranco attraverso iniziative dedicate ai giovani e al sostegno delle attività dell'associazione. Tra queste ricordiamo «Back to School», il progetto che ha coinvolto alcuni studenti di Portofranco nello shooting di Terranova. Non solo, la sede Portofranco di Rimini è ospite nei locali della Fondazione Gigi Tadei. 

«Teddy ci aiuta da molti anni, anche con iniziative che hanno coinvolto attivamente i ragazzi e le ragazze. Da fuori quando vedi Portofranco puoi pensare che basti avere una sede e delle persone. In realtà ogni anno bisogna trovare le risorse per continuare a far funzionare tutto. E allora il sostegno di un'azienda diventa qualcosa di molto concreto perché aiuta a contribuire a far sì che quel tavolo, quelle sedie, quelle aule possano continuare a esserci per qualcun altro. Anno dopo anno».