belong to people
«Crescere con Teddy è una questione di famiglia»
Dalla prima stretta di mano con Vittorio Tadei ai cinque negozi gestiti oggi insieme alla figlia Enrica. Quella di Caterina è la storia di un’affiliazione che dura da oltre vent’anni.

Erano i primi anni Duemila. Caterina voleva aprire una nuova attività che non fosse troppo difficile a livello gestionale, qualcosa che la facilitasse nell’acquisto della merce, delle collezioni e in tutta la logistica legata al prodotto. E la decisione è ricaduta su un punto vendita in franchising. «Abbiamo sostenuto diversi colloqui ma nulla che ci convincesse davvero. Poi nel giugno del 2002 ho incontrato il gruppo Teddy. Ci ha convinto subito la formula del conto vendita che prevede il diritto del reso invenduto, quindi ogni capo che non riuscivamo a vendere potevamo riconsegnarlo. Io avevo già un’altra attività commerciale e quello delle rimanenze di magazzino è sempre stato un grosso problema». Decisivo l’incontro con il fondatore di Teddy, Vittorio Tadei. «Mi ha subito colpito per la sua umiltà straordinaria e per l’attenzione che dedicava alle persone. Fu quella trasparenza, unita alla solidità del progetto, a convincermi a firmare il primo contratto per il negozio Terranova di Piazza Statuto a Torino».

Oggi il gruppo Teddy ha oltre 200 franchisee in tutto il mondo e l’ingrediente del buon funzionamento di questa formula è proprio il conto vendita del reso invenduto che permette di vivere il rischio commerciale, che naturalmente esiste sempre in ogni attività di business, con un po’ più di serenità. In più l’affiliato viene aiutato nella ricerca e nella valutazione del punto vendita, nella pianificazione e nel processo di apertura e nella formazione delle figure di responsabilità del negozio. Formazione che, tra l’altro, diventa continua anche dopo l’inaugurazione, andando a creare un rapporto costante tra l’imprenditore e la casa madre.
Da quella prima vetrina di 180 metri quadri, il percorso di Caterina è stato un crescendo di sfide e successi, segnato da una capacità costante di adattarsi ai cambiamenti del mercato. Oggi, con un network di cinque punti vendita in franchising, quattro store Terranova e uno Calliope, tutti nell’hinterland torinese, la gestione ha assunto dimensioni importanti senza però perdere il tocco personale. «Ogni volta che l’azienda mi proponeva una nuova apertura, ero un po’ titubante. Poi però mi sono detta: se Teddy cresce, dobbiamo crescere anche noi. Non lo nego, durante tutti questi anni, ci sono stati anche dei momenti di difficoltà, ma Vittorio e tutti i vari collaboratori, mi sono sempre stati vicini».
La vera linfa vitale di questa crescita è stata l'unione familiare. L’ingresso in azienda della figlia, Enrica Zuccotti, ha trasformato l’attività in una missione condivisa. «Dopo la laurea, Enrica si è appassionata a questo lavoro portando una ventata di energia e competenza nelle risorse umane e nel visual merchandising», racconta Caterina con orgoglio. «Siamo sempre presenti in negozio, ogni giorno. I nostri ragazzi sanno che per qualsiasi problema noi ci siamo». Proprio il team è uno dei pilastri della sua filosofia. In un settore ad alto turnover, Caterina vanta collaboratori storici che la seguono da oltre vent'anni. «Cerchiamo di creare un ambiente dove le persone siano contente, rispettando il loro tempo libero e la loro vita personale. Parlandoci capisci che ognuno ha bisogno di vivere bene al di fuori dell’orario di lavoro e se questo accade poi ne beneficiamo tutti. Se il team è affiatato, l'obiettivo diventa comune. Una delle nostre ragazze per un momento aveva scelto un’altra strada, poi però è tornata a lavorare con noi. Il nostro è un lavoro dinamico, difficilmente ci si annoia, ogni giorno è sempre diverso. Posso dire che siamo una bella famiglia e ci sentiamo pure parte della grande famiglia di Teddy.
Guardando indietro, Caterina riflette su quanto il mondo Teddy sia cambiato: dai magazzini "fatti a mano" degli inizi, alle innovazioni tecnologiche di oggi, fino al miglioramento qualitativo del prodotto. Ma ciò che è rimasto immutato è il "cordone ombelicale" con la casa madre. «Teddy è cresciuta tantissimo, ma non siamo mai stati solo un numero. C'è sempre un confronto costante con gli area manager e i responsabili. Sanno ascoltare le esigenze del territorio e questo, secondo me, fa la differenza. Ad esempio quando chiamo il direttore sviluppo, Luca Binci, che ha 500mila cose da fare, magari non mi risponde subito, ma poco dopo mi richiama. Lo stesso avviene con le altre persone con cui sono più in contatto».


Oggi Caterina non esita a guardare oltre. Alla domanda su un possibile sesto negozio, la risposta è un "sì" deciso, dettato dalla fiducia nel brand e nella continuità garantita da Enrica. «Io credo che imprenditori non si nasca, lo si diventa con l'esperienza e con la capacità di prendere decisioni nei momenti difficili. Noi abbiamo scelto di non fermarci, di continuare a investire per creare nuove opportunità e dare occupazione. L’appoggio di mia figlia in questa impresa mi ha sempre aiutato a guardare oltre, quindi non mi spaventa l’idea di aprire altri negozi. Certa della vicinanza di tutti i ragazzi e le ragazze che lavorano in Teddy».