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Vittorio Tadei e Francesco Mutti. Crescere nel mondo senza perdere casa

Come un'intuizione personale diventa cultura d'impresa. La storia di Teddy, in dialogo con le grandi storie italiane che crescono nel mondo senza perdere se stesse

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Di cosa è fatta la storia di un'impresa? Quali trame tessono i suoi ingranaggi e cosa vuol dire davvero lasciare il segno? Non basta un’idea, un talento, un prodotto riuscito, né un mercato conquistato. È necessario che ogni ingrediente sia presente e che tutto si incastri perfettamente. Le imprese che durano davvero, quelle che attraversano generazioni senza perdere se stesse, nascono sempre da qualcosa di difficile da misurare: una particolare visione del mondo, un certo modo di stare tra le persone, una risposta personale ad una domanda vitale, la stessa che, a volte, tiene svegli la notte. Un Sogno vivo insomma, che interroga tutto, e ci accompagna verso il futuro.

Vittorio Tadei e Francesco Mutti non si sono mai incontrati, probabilmente. Eppure le loro storie si riconoscono, come si riconoscono due persone che hanno letto gli stessi libri senza esserselo mai detti. Uno a Rimini, l'altro a Montechiarugolo in provincia di Parma. Uno nell’abbigliamento, l'altro nel mondo del pomodoro. Entrambi fautori di una tradizione familiare che hanno scelto di trasformare restando fedeli all'intenzione originale, al senso per cui tutto era cominciato.

Vittorio era un giovane appassionato ciclista quando, nel negozio di abbigliamento delle sorelle a Riccione, scoprì un talento che non si insegna: l'istinto per le persone, la capacità di sentire cosa cercano prima ancora che lo sappiano loro stesse. Francesco diventa amministratore delegato nel 1994. Aveva alle spalle generazioni di agricoltori emiliani che gli hanno tramandato la passione per il pomodoro. Il suo impulso si è concentrato fin da subito verso lo studio e il lancio di nuovi prodotti, implementando un efficace presidio di ricerca e sviluppo, ma senza mai perdere le proprie origini. Mutti ha infatti conquistato i mercati internazionali senza spostare il cuore della produzione dall'Emilia, rendendo i propri agricoltori partner e non fornitori, scegliendo la coerenza come argomento competitivo quando sarebbe stato più semplice ottimizzare. E i numeri lo dimostrano: 777 milioni di fatturato nel 2025, il 60% generato dall'export, presente in 100 paesi. Tutto questo trasformando oltre 725.000 tonnellate di pomodoro, il volume più alto della loro storia, negli stessi stabilimenti di Montechiarugolo.

Con lo stesso approccio, Teddy ha aperto negozi in quaranta paesi senza mai smettere di ragionare come un'impresa riminese, profondamente italiana, convinta che il modo in cui si trattano le persone sia parte integrante del prodotto.

Ma c’è di più, approfondendo le loro storie, appare chiaro quanto ogni traguardo sia stato e sia ancora oggi frutto del coraggio di correre dei rischi, anche quando tutto sembra suggerire il contrario. Ma cosa rende possibile questo coraggio? Tadei e Mutti condividono, forse più di ogni altra cosa, una certa fiducia nella realtà, nel territorio, nel valore del lavoro e nelle persone che aderiscono ad una visione e si impegnano per realizzarla. 

Sulla scia di questa convinzione, nel 2000, nasce Il Pomodorino d’Oro, un riconoscimento in denaro con cui Francesco ha scelto di premiare tutti quegli agricoltori che hanno ottenuto i migliori risultati sul campo, investendo sulla qualità e sulle caratteristiche alimentari e gustative del prodotto. 

Dal canto suo, Vittorio mise nero su bianco qualcosa di insolito per un'azienda di moda: un Sogno. Non una mission o uno statement, non una vision da manuale. Un Sogno con la maiuscola, fatto di parole concrete e ambiziose insieme: costruire un'azienda per creare occupazione, restituire parte degli utili ai più fragili, dare dignità a chi rischia di restare ai margini

Le grandi imprese italiane che hanno lasciato il segno condividono questa caratteristica. Non hanno separato il successo economico dalla responsabilità verso chi le abita, verso i collaboratori, i fornitori e le loro comunità di riferimento. Hanno capito, prima e meglio di molti altri, che un'azienda con un'anima non è un'azienda più romantica. È un'azienda più solida, perché  conosce i motivi per cui esiste.

A distanza di anni dalla scomparsa di Vittorio Tadei, il Gruppo Teddy non assomiglia a un'impresa che ha perso il suo fondatore. Il Sogno che lui ha scritto viene aggiornato, adattato al presente, ma non tradito. Il nuovo purpose, "Vestire il mondo di bellezza e accoglienza, favorendo la realizzazione personale",  è la traduzione del sogno di Vittorio nel linguaggio di oggi. Come Mutti, che in ogni lattina di passata porta ancora il peso specifico di una scelta familiare fatta decenni fa, ovvero quella di fare una cosa sola, fatta bene, magari anche con alcune innovazioni, ma senza dimenticare le proprie origini.

Di cosa è fatta, allora, la storia di un'impresa? Di tutte le volte in cui sarebbe stato più facile fare altrimenti, e qualcuno ha scelto di restare fedele a qualcosa di più grande del profitto immediato. Di radici abbastanza profonde da reggere la crescita. Di un sogno abbastanza solido da sopravvivere a chi lo ha avuto per primo.