belong to everyone
Marchionne non va in vacanza
Tra la fuga e l'ossessione c'è la consapevolezza sul significato profondo di ciò che facciamo

Quando in un articolo si cita Sergio Marchionne non si può evitare di essere al tempo stesso profondi e provocatori, ce lo impone la dimensione umana e professionale di una personalità che ha riletto il tessuto industriale italiano per scriverne trame del tutto inedite. Con Marchionne l'Italia ha spalancato la sua finestra sul mondo attraverso paragoni diretti con stati esteri, modi di fare impresa e cultura del lavoro. Ecco perché abbiamo scelto un titolo volutamente provocatorio su uno dei suoi interventi più celebri, e la ragione è presto detta. Marchionne le vacanze le faceva, come tutti: la sua agenda di agosto non è ciò che ci interessa qui. Ciò che non va in vacanza, oggi, è lo spirito con cui affrontava il lavoro: quella tensione continua a interrogarsi, a non dare mai per scontate le proprie abitudini, le stesse che ha lasciato in eredità a chiunque si occupi di lavoro e cultura aziendale in Italia. È un'eredità che vale la pena riprendere in mano, non per applicarla alla lettera, quanto per trasformarla in una domanda aperta e concreta: che cos'è, davvero, il tempo libero?


Nel 2013, alla Bocconi, Sergio Marchionne raccontò ai suoi studenti un episodio dei suoi primi mesi alla guida di Fiat: arrivato in azienda ad agosto, la trovò vuota, mentre l'azienda perdeva milioni al giorno. Da lì partì una riflessione tagliente su quello che definì "un certo provincialismo italiano", sull'abitudine, nello specifico, di fermare tutto per un mese intero indipendentemente da come vanno le cose, quasi che le ferie fossero un automatismo calendariale più che una scelta consapevole.
Il discorso è diventato virale più volte negli anni, spesso letto come un attacco al diritto al riposo. Leggerlo così, però, è un errore di prospettiva, ed è proprio l'errore che vogliamo evitare. Marchionne non stava dicendo "non fermatevi mai". Al contrario stava chiedendo: sapete perché vi fermate, e per fare cosa? Che tradusse con la celebre domanda "In ferie da cosa?" È una domanda scomoda perché riguarda la consapevolezza di quel che è accaduto in 11 mesi prima dell’arrivo di agosto.
Ferie: assenza o distanza?
C'è una differenza sottile ma decisiva tra staccare e allontanarsi. Staccare è una sospensione, un vuoto, non c'è il lavoro e non ci sono io nel rapporto con quel che faccio. Allontanarsi è un movimento: ci si allontana da qualcosa per vederlo meglio,e porsi delle domande. Le ferie, in questo senso, sono lo spazio in cui ognuno di noi può finalmente guardare il proprio lavoro da un punto di vista privilegiato.

Questo è il cuore della questione: il tempo libero è l'alimento del lavoro, non il suo contrario. Torniamo dalle vacanze portando con noi la bellezza vista, le conversazioni fatte, i libri letti, i silenzi ritrovati. Quella bellezza, passando attraverso la passione per ciò che facciamo, si trasforma in significato nuovo per il lavoro stesso.
Il tempo libero non ha bisogno di una giustificazione. Non deve "servire a" per avere valore. Nel momento in cui lo riduciamo a esercitazione, lo rimettiamo in cattività dentro la logica del rendimento. La vera provocazione è quella di passare da lavoratori performativi a persone appassionate che leggono il lavoro in dialogo con il proprio percorso di scoperta di sé e crescita personale. In un luogo in cui io sono più me stesso, non ho la necessità di staccarmi o alienarmi. Al contrario, tutto quello che faccio, dal tempo trascorso con gli affetti più cari, a quello speso con i colleghi cercando soluzioni e confrontandoci sulla giornata, favorisce la consapevolezza sul valore del tempo.
Ecco allora il senso di questo titolo provocatorio. Significa che dobbiamo continuare a interrogarci sulle nostre abitudini, su cosa significhi davvero fermarsi, su che cosa portiamo con noi quando torniamo. Le ferie giuste sono quelle in cui la stessa persona, con la stessa curiosità e gli stessi entusiasmi, semplicemente cambia scenario, per poi tornare a lavorare grazie a quella bellezza, e non nonostante essa.
Marchionne, in fondo, ci ha lasciato una domanda sul lavoro, più che una regola sulle ferie. E le domande, quelle, non vanno mai in vacanza.