Vai al contenuto principale
Go to homepage

belong to world

Tutti felici su LinkedIn? Il social dove il lavoro diventa racconto

Tra linguaggi sempre più simili e racconti aziendali che cercano autenticità, Andrea Prosperi (People Care Director Teddy Group) riflette su come LinkedIn sia uno spazio reale di condivisione del lavoro e del suo scopo più profondo.

Linkedin,Social network,racconto

Siamo nei primi anni Duemila e, nel cuore della Silicon Valley, nasce LinkedIn: quella che oggi è, a tutti gli effetti, la principale piattaforma per affacciarsi al mondo del lavoro, dare una svolta alla propria carriera e confrontarsi con professionisti e intellettuali che del lavoro, del business e della crescita personale hanno fatto il centro della loro attività divulgativa.

Negli ultimi anni LinkedIn si è evoluto, trasformandosi in uno spazio pubblico in cui le aziende raccontano la propria identità, i professionisti condividono percorsi e risultati, e il lavoro – un tempo confinato negli uffici e nei curricula – prende la forma di una narrazione quotidiana.Scorrendo il feed si incontrano storie di nuovi inizi, progetti riusciti, team che crescono, persone che cambiano ruolo o prospettiva. È una conversazione globale sul lavoro: migliaia di piccole cronache professionali che, insieme, costruiscono l’immagine di come lavoriamo oggi.

Focalizzando per un attimo l’attenzione sul linguaggio, c’è un aspetto che colpisce particolarmente: il modo in cui queste storie vengono raccontate. Molti post sembrano parlare una lingua sorprendentemente simile. Le parole ricorrenti sono quelle dell’entusiasmo e della gratitudine: si è “orgogliosi di condividere”, “felici di annunciare”, “grati per questa opportunità”. I progetti sono “incredibili”, i colleghi “straordinari”, le esperienze “entusiasmanti”.

A questo punto nasce una domanda interessante: questo linguaggio descrive davvero la complessità del lavoro contemporaneo o è diventato, almeno in parte, uno spazio performativo?

La questione ci tocca molto da vicino, dato che per noi LinkedIn è uno spazio libero dove condividere tutto del nostro lavoro: dal Sogno del nostro fondatore, Vittorio Tadei, al purpose che ne è il naturale erede. Partendo proprio da ciò che più ci contraddistingue — un purpose che ci sfida a vestire il mondo di bellezza e accoglienza favorendo la realizzazione personale — ci siamo chiesti: chi siamo noi su LinkedIn, come raccontiamo la nostra essenza più autentica?

Andrea Prosperi, People Care Director di Teddy Group, risponde così:

«Da parte nostra non c’è mai stato un ragionamento strategico sul modo di proporci. Noi raccontiamo la nostra azienda su LinkedIn come raccontiamo l’azienda in visita a una scuola o a un collega che invitiamo a pranzo. Ci raccontiamo con realismo, perché siamo fatti così». Ma c’è di più. Secondo Prosperi, la possibilità di interazione garantita dalla piattaforma e il tono che ne deriva limitano quella tendenza all’enfasi che a volte si incontra scorrendo i feed.«Erano più enfatiche le vecchie brochure, in fondo, quando nessuno poteva commentare».

Ma arriviamo ora al cuore della domanda: come si trasforma ciò che accade davvero in occasione di racconto e che forma prende questo racconto quando passa attraverso LinkedIn?

«È un tema di approccio. La stessa circostanza lavorativa può essere vissuta come una tragedia, come un’occasione di miglioramento o come una normale routine, a seconda di quanto è forte la connessione con l’obiettivo ultimo del proprio lavoro. Più questa connessione è forte, più anche le circostanze complesse vengono lette in modo positivo. Più sono ingaggiato, più vedo gli imprevisti come un normale risvolto di un lavoro che mi piace e mi soddisfa. Se questo ingaggio manca, il problema è il lavoro: non so più perché sto facendo quello che faccio e, di conseguenza, ciò che resta è solo la difficoltà».

Ed è proprio questo legame con il senso del lavoro che, secondo Prosperi, rende LinkedIn uno strumento interessante.

«Noi abbiamo un buon legame con lo scopo ultimo del nostro lavoro. In questo LinkedIn può essere un partner di diffusione e condivisione. Mi piace la filosofia di LinkedIn perché mi dà l’idea di essere connessi: un’idea che ha molto in comune con noi e che ci è utile nella misura in cui ci aiuta a condividere lo scopo e i risultati ultimi, non soltanto quelli pratici del nostro lavoro».

Come diventa, quindi, LinkedIn uno strumento di estensione e comunicazione del purpose di Teddy?

«LinkedIn consente la condivisione della vita aziendale nel senso più pieno. La cosa interessante è che quando si fa questo tipo di comunicazione — e non la mera condivisione di posizioni aperte — la pagina si ravviva, riceve più interesse e aumentano anche le candidature, perché si percepisce di entrare in un’organizzazione che ha uno scopo». Secondo Prosperi è fondamentale che LinkedIn rimanga uno strumento consapevole. «Sta diventando sempre più importante e presente nel mondo del lavoro perché contribuisce a costruire l’identità professionale delle persone. Tra poco forse non vedremo più curricula, ma solo pagine LinkedIn». Il mondo delle HR, intanto, è sempre più contaminato dalle tecnologie emergenti e dall’intelligenza artificiale applicata al recruiting. 

In questo contesto, il racconto che l’azienda — ma anche i dipendenti — fanno di sé nello spazio offerto da LinkedIn diventa una vera opportunità?

«Lato azienda, rispetto al freddo annuncio, LinkedIn dà immediatamente la possibilità di condividere qualcosa in più sulla vita aziendale. Oggi è sempre più il candidato a scegliere l’azienda. Allo stesso modo, per il recruiter la pagina LinkedIn contribuisce a dare elementi sul candidato impossibili da comunicare tramite curriculum. I profili che raccontano davvero qualcosa di sé sono quelli che fanno la differenza. Ma è un racconto possibile solo quando si è appassionati al proprio lavoro».

LinkedIn può contribuire anche a cambiare la concezione stessa del lavoro?

«Le aziende, nella bellezza della loro diversità, hanno concezioni diverse del lavoro. Noi cerchiamo persone che vedano il lavoro come un ambito in cui possano esprimersi e realizzarsi. Che questo sia possibile lo dimostra il racconto delle persone che lavorano in Teddy, che qui vivono proprio questo modo di intendere il lavoro. Più è viva la pagina che racconta la vita in Teddy, più chi ci incontra ha la possibilità di conoscerci e scoprire cosa accade nei nostri luoghi».

Il lavoro reale, del resto, raramente è lineare. È fatto di tentativi, aggiustamenti, cambi di rotta, intuizioni che maturano lentamente. È fatto soprattutto di relazioni. Non tutto questo entra nei racconti pubblici delle aziende. Ma quando accade, cambia il tono della conversazione. Il punto, in ultima analisi, non è decidere se LinkedIn sia uno spazio performativo o autentico. Il punto è come intendiamo usarlo: scegliendo di comunicare per generare e costruire valore, oppure come mera vetrina, come se fosse, in fondo, una delle vecchie brochure. La differenza la fa la capacità di raccontare il lavoro come ciò che è davvero: un’esperienza umana condivisa che ci aiuta a scoprire chi siamo.