belong to people
Quando esiste qualcuno che riconosce il tuo valore, non serve bussare alla porta
Da addetto vendita a coordinatore di 21 negozi. Quella di Francesco Codazzo è la storia di una crescita interna che nasce dal lavoro di squadra e si sviluppa senza forzature, passo dopo passo.

Alla domanda :«Per arrivare dove sei ora hai dovuto bussare a qualche porta per farti notare?» Francesco Codazzo, oggi coordinatore di 21 negozi diretti Terranova e Calliope in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, non ha esitato a rispondere. «In realtà, no. Le proposte sono arrivate, senza che io avessi chiesto niente, credo che in azienda abbiano riconosciuto il valore del mio lavoro».
La storia di Francesco in Teddy inizia come addetto vendite nel giugno del 2013, nel negozio Terranova di Bologna, in via Indipendenza. È lì dentro che incomincia a muovere i primi passi nel mondo del retail e di tutto quello che ne comporta: il contatto quotidiano con i clienti, le dinamiche di squadra, gli obiettivi da raggiungere. «È stata una vera palestra. Quando sei un addetto vendite impari davvero a gestire tantissime situazioni diverse».


Dopo poco più di un anno arriva l’occasione di partecipare a una selezione interna per diventare store manager. È il primo momento di crescita professionale, e forse anche quello più carico di dubbi. «Mi sono chiesto tante volte se fossi stato pronto. Cambiare ruolo significava anche ricominciare da capo. Mi ero trasferito non da molto a Bologna e avrei dovuto rimettermi in gioco, trovare una nuova casa e ambientarmi in un’altra città. Ma sapevo che dovevo provarci». E così è stato. Quel passaggio, per Francesco, ha segnato l’inizio di una fase durata diversi anni alla guida del punto vendita Terranova di Carpi, durante i quali ha potuto imparare e affinare nuove competenze gestionali senza mai perdere l’approccio pratico imparato durante il periodo di addetto vendita.
Nel 2020 gli viene proposto di diventare coordinatore negozi diretti di una determinata area. Un ruolo che oggi lo porta a seguire 21 punti vendita distribuiti tra Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, con un’attività fatta di viaggi continui, affiancamento agli store manager e supporto operativo e organizzativo. «Non ho mai lavorato pensando alla posizione dopo. Ho sempre cercato di fare bene quello che avevo davanti. Poi, se qualcuno vede quello che fai, le opportunità arrivano. Ed è quello che è successo a me. Credo che abbiano visto l’impegno, la dedizione e i tanti sacrifici». E alla domanda: Quindi ora puoi considerarti un manager? Francesco, sorride: «A me non piace proprio definirmi in quel modo. Io sono una sorta di collegamento tra i negozi e l’azienda. La parola manager non mi appartiene. Anzi, penso che sia proprio lo spirito di squadra a fare la differenza». Quello stesso spirito che cerca di promuovere al lavoro ogni giorno, soprattutto nei momenti difficili. «Ogni volta che abbiamo una nuova apertura, c’è sempre lo stesso timore: non ce la facciamo! Corse contro il tempo, imprevisti che si accavallano e situazioni complicate da risolvere. Poi però, per il giorno dell’inaugurazione, il negozio è sempre impeccabile. E il merito è del grande lavoro di squadra».

Tra le esperienze collezionate da Francesco in azienda ci sono anche quelle che hanno travalicato i confini italiani. Già negli anni da store manager ha partecipato a diverse trasferte internazionali per attività di formazione e supporto ai team locali, contribuendo all’avvio e allo sviluppo di punti vendita in Paesi come Bulgaria e Qatar. Successivamente ha affiancato i coordinatori esteri, in particolare nell’area balcanica, supportando le realtà di Slovenia e Croazia nei processi di allineamento operativo e formativo.
Guardando al proprio percorso, Francesco non parla mai di carriera come di qualcosa da inseguire. Piuttosto, di un cammino di crescita costruito nel tempo, fatto di fiducia reciproca e opportunità colte quando si sono presentate. «Sembra quasi strano da dire, ma io non ho mai lavorato cercando la carriera a tutti i costi. Ho sempre dato il massimo dove ero chiamato e le porte si sono aperte da sole».
Insomma, una crescita avvenuta quasi naturalmente, senza forzature, che oggi diventa anche un messaggio per chi inizia questo lavoro. «Se dovessi dare dei consigli ai giovani che aspirano a questo tipo di percorso, credo che rispetto, umiltà e spirito di collaborazione siano gli ingredienti giusti. Il resto poi arriva».
Perché, come dimostra la sua esperienza, a volte non serve bussare a nessuna porta per farsi notare: basta lavorare con costanza, mettersi in gioco ogni giorno e lasciare che siano i risultati a parlare.