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Dal “Fit” al “Feeling”: se la moda smette di vestire il corpo e inizia a raccontare le persone
In passerella così come nelle collezioni dei brand del Gruppo Teddy, scopriamo abiti che raccontano chi siamo

Oltre i trend, la moda è anche racconto. Un abito può innescare una rivoluzione culturale e puntare i riflettori su aspetti spesso celati della vita di tutti i giorni. In questo contesto si inserisce la recente sfilata parigina di Chanel, brand storico dell’alta moda, rivoluzionario fin dalla sua creazione con gli abiti della visionaria e ribelle Coco, che ha scelto di portare in passerella un vero e proprio manifesto fatto di modelle silver, donne dai capelli bianchi, quasi prive di trucco, avvolte in abiti trasparenti che non cercavano lo sguardo ma l’attenzione sincera, quella rivolta alla personalità. Abiti dalle trasparenze delicate e pensate per mostrare non il corpo, ma per suggerire una presenza, per lasciare affiorare l’anima della donna, la sua storia, la sua personalità e la sua bellezza.

La scelta di Chanel ha avuto il valore di una dichiarazione culturale. In un sistema che per anni ha lavorato sulla sottrazione dell’età, sull’idealizzazione della giovinezza e sull’omologazione delle forme, quella passerella ha restituito dignità visiva al tempo che passa, trasformandolo da limite a elemento identitario. Non si tratta di un episodio isolato, ma di un segnale che dialoga con un movimento più ampio all’interno del fashion system, dove sempre più designer scelgono di utilizzare i capi come strumenti narrativi e non come semplici oggetti di desiderio. Periodicamente, dalle passerelle che accolgono corpi non “socialmente conformi", la moda sta riscoprendo la propria funzione originaria: dare forma visibile all’identità, accompagnare l’individuo invece di costringerlo dentro un’immagine.
È in questa traiettoria che la nostra storia trova una collocazione naturale e coerente. Da sempre, infatti, i brand di Teddy vogliono interpretare la moda come un linguaggio accessibile capace di dialogare con persone diverse per età, fisicità, stile di vita e aspirazioni. Scegliamo una moda che non impone un modello unico, ma offre strumenti per esprimersi e per riconoscersi.
Rinascimento rappresenta uno dei manifesti più chiari di questa filosofia. La scelta di portare in passerella modelle silver non nasce come risposta a una tendenza, ma come espressione di una visione che da tempo riconosce la pluralità della femminilità. Allo stesso modo, la linea curvy, presente nelle collezioni di Rinascimento, così come in quelle di Terranova e Calliope, non è mai stata pensata come segmento separato o concessione inclusiva, ma come parte integrante di un racconto che mette al centro il corpo reale, con le sue forme e il suo vissuto. L’obiettivo non è adattare i nostri clienti a un ideale, ma creare abiti che dialoghino con loro, valorizzandone le personalità.

Il passaggio più significativo operato da Rinascimento è quello che sostituisce il concetto di fit con quello di feeling. Non conta soltanto come un capo veste, ma come fa sentire chi lo indossa, quale emozione genera, quale sicurezza restituisce. È una prospettiva che ribalta le logiche tradizionali e introduce un’idea di moda empatica, in cui l’esperienza soggettiva diventa centrale. Il capo non definisce, accompagna; non corregge, sostiene; non nasconde, rivela.
Questa stessa attenzione attraversa tutti i brand del Gruppo Teddy, ma si esprime in modi diversi, perché diverse sono le persone a cui si rivolge. Terranova, ad esempio, intercetta una fase iniziale del percorso personale, quella in cui vestirsi è un terreno di prova, un’occasione per comunicare colore, spensieratezza, divertimento. I capi accompagnano il desiderio di mescolare riferimenti e linguaggi senza la necessità di definirsi una volta per tutte. Calliope, invece, si colloca in un tempo diverso, più stratificato. Parla a chi ha già attraversato alcune trasformazioni e cerca negli abiti una continuità con la propria identità, non una reinvenzione costante. Qui la moda diventa uno strumento di presenza quotidiana, capace di adattarsi ai diversi contesti della vita senza perdere riconoscibilità. QB24, infine, porta questo stesso approccio nel guardaroba maschile, dove il vestire torna a essere un gesto intenzionale. In una quotidianità spesso standardizzata, l’abito diventa un modo per affermare una differenza, anche minima, ma consapevole.

Scegliere di indossare uno dei nostri brand, significa aderire a questa visione, scegliere una moda che non parla al posto della persona ma che dialoga con tutto, che non chiede trasformazioni come tappe obbligate di un percorso fatto di trend. È una moda che riconosce il valore dell’individualità e la traduce in forme, tessuti, volumi pensati per accompagnare la vita reale. La sfilata di Chanel ha reso evidente quanto oggi la vera modernità risieda nella capacità di raccontare l’umano, e il nostro percorso dimostra che questa sensibilità può essere parte integrante di una visione aziendale che punta su un autentico desiderio di costruire o, come ci diciamo ogni giorno nei nostri uffici: di vestire il modo di bellezza e accoglienza.
In un’epoca in cui l’immagine rischia sempre più di rimanere in superficie, la moda che svela l’anima sceglie la profondità. E vestire i brand di Teddy, oggi, desidera essere questo: vestire chi sei.