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OPERE

01/07/2018

Il valore di un abito: una mattina insieme a 5 rifugiate nello store Calliope di Milano

Teddy ha partecipato ad un progetto di sostegno ai profughi organizzato dalla Fondazione AVSI, attraverso un’interessante lezione per imparare a trasmettere un’impressione positiva e un giusto messaggio anche grazie all’outfit giusto. Perchè i sogni si costruiscono anche...vestendo le persone!

Tutti siamo passati attraverso un colloquio di lavoro: è un’occasione in cui qualcuno, in poco tempo, ci deve conoscere, credere in noi, fidarsi di noi e capire il nostro valore.É  importante curare ogni particolare, non solo cosa si dirà e il come lo si dirà, ma anche tutti gli altri dettagli che parlano di noi: il nostro outfit è uno di questi e per qualcuno scegliere correttamente non è scontato. Per chi?



La Fondazione AVSI, ONG senza scopo di lucro impegnata in progetti di cooperazione allo sviluppo in oltre 30 paesi nel mondo, si è accorta della difficoltà di molti ragazzi e ragazze, profughi arrivati in Italia scappando da guerre e miseria, nel trovare lavoro.
Difficoltà nell’imparare un mestiere nuovo, nel cercarlo, ma anche nel proporsi e nel presentarsi ad un colloquio.

Così, in collaborazione con Panino Giusto e con aziende partner quali Linkedin o Sephora, AVSI ha avviato un progetto dal nome “Cucinare per ricominciare”, con lo scopo di aiutare queste persone ad avere tutti gli strumenti necessari per cercare e trovare un lavoro onesto con le loro gambe.
Le aziende coinvolte hanno partecipato condividendo le proprie competenze: Panino giusto ha insegnato le basi della ristorazione ai ragazzi del progetto; a Linkedin hanno imparato a scrivere un curriculum; il team di Sephora ha insegnato alle ragazze come truccarsi.
E Teddy? Abbiamo avuto la possibilità, grazie ad AVSI, di dare un piccolo contributo a questo grande progetto, con una lezione sull’importanza dell’abbigliamento e della cura della persona nei colloqui di lavoro, ovvero come scegliere l’outfit giusto e perchè, ma soprattutto insegnando che vestirsi in un certo modo non è solo voler apparire, ma un’occasione per raccontare di sé, esprimersi.

Gloria Ferrini, dell’ufficio stile di Calliope, una mattina di maggio è partita da Rimini in direzione Milano, dove ha incontrato 5 ragazze rifugiate, provenienti da Marocco, Nigeria e Congo, per tenere una lezione su questo argomento.
Mi è stato chiesto di preparare una presentazione sull’importanza dell’abbigliamento e della cura di sè durante un colloquio: i responsabili del centro di accoglienza si sono accorte della difficoltà di alcune ragazze nell’aver cura di sé prima dei colloqui e di un modo molto particolare di vestirsi. Così ci siamo incontrate a Milano nel punto vendita Calliope di via Torino; negli uffici sopra il negozio ho conosciuto le ragazze.
Ho iniziato la presentazione dicendo loro che curare se stesse, vestirsi in un certo modo non è solo voler apparire ma anche un’occasione per raccontare di sé, esprimere se stesse. Volevo fosse chiaro che quelle due ore insieme servissero loro a valorizzare il loro essere donne, non solo dei semplici consigli su come vestirsi..

Ho dato loro una serie di nozioni basilari e di errori da evitare, spiegando perchè un abito, una giacca, una camicia o un pantalone possono trasmettere la giusta impressione. Dopo qualche domanda, siamo scese in negozio per mettere in pratica quanto imparato. Ho detto loro di provare a scegliere l’outfit giusto, rispetto a quanto appreso durante la lezione, e loro sono state bravissime: entusiaste, sono arrivate in camerino con gli abiti giusti, ognuna aggiungendo anche un tocco personale.
E’ stato bello vedere queste ragazze fare shopping, in una situazione di normalità: hanno tutte storie incredibili e dolorose, è facile perdere la dignità ed il valore di sé dopo tanta violenza e fatica. Vederle in camerino che commentavano quello che avevano preso ha reso evidente che la loro è un’esigenza concreta: parlare con loro di abiti, di eleganza, di cura non è futile, è un bisogno vero. Mi ha colpito che ascoltassero così attentamente, che fossero così felici che qualcuno le aiutasse, le ascoltasse e fosse lì per loro.
E’ stata una esperienza breve, forse un aiuto piccolo, ma che ha dato molto frutto.
Nei mille progetti che abbiamo, nella vita frenetica della Teddy fatta di scadenze, consegne e riunioni, impegnarsi in un progetto così e dedicare una mattina a queste ragazze ha aggiunto bellezza e valore al nostro mestiere.

In questo video, il bellissimo racconto di due ragazze che hanno partecipato al progetto “Cucinare per ricominciare”

 

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